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«[...] Il popolo [...], grazie all'anfiteatro, percepisce la forma concreta sensibile e visibile della sua massa e della sua unità:
Al vedersi così raccolto, il popolo è costretto infatti a stupirsi di sé medesimo. E in realtà essendo abituato a vedersi in giro alla spicciolata e alla rinfusa o a trovarsi in una folla senza ordine né disciplina, il mostro dalle mille teste e dai mille cervelli ondeggiante e vagante all'impazzata si trova così riunito in un nobile corpo, in un'unica massa, quasi una figura sola animata da uno spirito solo. (J. W. Goethe).»
M. Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare
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